12:44 - POLITICA- 21 NOV 2008

Englaro; Mons. Fisichella: Parlamento dica no ad eutanasia



Necessaria e urgente una legge su fine vita con ampio consenso

Englaro; Mons. Fisichella: Parlamento dica no ad eutanasia
Roma, 21 nov. (Apcom) - Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, interviene ancora sul caso di Eluana Englaro e lancia un appello al Parlamento: "Dica no all'eutanasia". Ma allo stesso tempo ribadisce che è "necessario e urgente che il Parlamento faccia una legge in proposito", raccogliendo "il più vasto consenso possibile". In un'intervista a ilsussidiario.net, quotidiano on line della Fondazione per la Sussidiarietà, il presidente dell'Accademia per la Vita, sottolinea: "Quando si fa una sentenza si crea giurisprudenza, da cui scaturiscono inevitabilmente dei comportamenti concreti. La stessa cosa avviene anche quando si fa una legge. Io non mi stancherò mai di ribadire questo concetto: una legge fa cultura". "Il fatto che la Corte di Cassazione abbia sentenziato - spiega Fisichella - rende inevitabilmente urgente che il Parlamento arrivi a legiferare in proposito; l'alternativa sarebbe solo quella di una giurisprudenza nefasta che verrebbe a porsi in tanti altri casi. Non possiamo assistere ogni volta a situazioni di conflitto sociale e di profonda ingiustizia nei confronti delle persone coinvolte. Quindi è necessario e urgente che il Parlamento faccia una legge in proposito". Una legge che, spiega il cappellano di Montecitorio, dovrebbe essere fatta raccogliendo "il più vasto consenso possibile. Qui, infatti, non stiamo parlando di questioni economiche: qui stiamo parlando del valore della vita, e della dignità della vita davanti alla morte". Sul merito della legge auspicata Fisichella non ha dubbi: "Io mi auguro che il Parlamento italiano non voglia decidere per l'eutanasia, né in forma attiva, né in forma passiva, e nemmeno in tutte quelle forme che possono nasconderla. Mi auguro che faccia una legge che possa andare a favorire, a promuovere e a difendere la vita delle persone". Le motivazioni che devono spingere a questa soluzione non sono però da legare a una difesa della posizione della Chiesa: "Io non ho mai preso le mosse, in tutto questo dibattito, da considerazioni relative alla fede; mi sono sempre mosso e continuo a muovermi da considerazioni di ordine etico e razionale". "È inevitabile riconoscere che nella sentenza quello che viene messo in discussione - prosegue Fisichella - è semplicemente il diritto inalienabile alla vita che ognuno possiede. Non solo, ma anche quello della indisponibilità della propria vita: gli ordinamenti giuridici, la Costituzione, i diversi codici, civile e penale, sono tutti costruiti su questo principio fondamentale che è il principio della inviolabilità dell'esistenza umana, e della sua necessaria salvaguardia". Sull'aspetto umano della vicenda, monsignor Fisichella invoca il massimo rispetto: innanzitutto di fronte a Eluana, perché "molti forse non sanno e non se ne rendono conto, ma Eluana è viva"; e poi nei confronti della famiglia, perché "nessuno di noi è coinvolto, come sono i familiari di Eluana, in una vicenda che dura da diversi anni e che evidentemente riporta nella vita di una famiglia una condizione di profondo dolore e di profonda sofferenza a tutti i livelli". Ma il rispetto per la famiglia non esime dal prendere posizione: "il nostro aver preso posizione sul merito della sentenza parte sì dal caso particolare, ma va a considerare il principio generale che qui viene posto in discussione".