17:16 - ESTERI- 14 SET 2008
Esercito nigeriano respinge attacco contro un impianto Chevron
Il Mend ha annunciato una "guerra del petrolio" nel Rivers
Port Harcourt, 14 set. (Apcom) - L'esercito nigeriano ha respinto
stamattina un attacco di guerriglieri contro un impianto
petrolifero della Chevron, nella regione del Delta del Niger. Lo
ha riferito un portavoce dell'esercito, il colonnello Musa Sagir.
"Abbiamo respinto con successo l'attacco e non c'è nessuna
perdita fra i nostri ranghi" ha assicurato il portavoce, che fa
capo a una task force congiunta (Jtf) incaricata di sorvegliare
la zona di Robertkiri, nello stato di Rivers in Nigeria del sud.
La compagnia petrolifera americana non ha rilasciato
dichiarazioni. E proprio oggi la guerriglia più attiva nell'area,
il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend) ha
annunciato una vera e propria "guerra del petrolio", in risposta
ai ripetuti "attacchi via aria e via mare non provocati" contro
le sue postazioni da parte delle forze armate regolari. In un
episodio distinto, ieri sera, un ciclo-taxi ha soccorso un
libanese che lavora per una compagnia di esplorazione ed
estrazione del greggio durante un tentativo di sequestro, ha
spiegato il portavoce militare.
In un comunicato il Mend sostiene di avere seminato distruzione
in tutta l'area petrolifera e di aver ucciso "più di 22 soldati".
Il gruppo - che sostiene di battersi per il controllo del
petrolio nigeriano con l'obiettivo di riparare gli effetti
collaterali dell'estrazione dell''oro nero' - ha sostenuto di
aver scatenato all'una di notte (le 2 in Italia, ndr)
un'operazione di rappresaglia, che vede impegnati "guerriglieri
pesantemente armati con centinaia di imbarcazioni da guerra".
Il Mend ha consigliato a tutte le imbarcazioni cariche di
petrolio o gas che stanno arrivando nella regione di attraccare
in alto mare o "dirigersi altrove fino a nuovo ordine". Chi farà
altrimenti, ha avvertito il movimento, rischia di essere
obiettivo di "attacchi o della distruzione della nave". Il gruppo
ha ribadito alle numerose compagnie petrolifere che operano nella
zona - fra cui l'italiana Eni - di evacuare il loro staff dalle
strutture in loco, perché l'obiettivo della guerriglia "non è
quello di fare prigionieri ma di radere al suolo gli impianti".