13:59 - ESTERI- 22 MAG 2008
Somalia; leader islamico: libereremo il Paese dagli etiopi
Aweys: le Nazioni Unite non imparziali, no a processo di pace
Roma, 22 mag. (Apcom) - Il leader delle Corti islamiche somale,
Hassan Dahir Aweys, respinge ogni negoziato con il governo di
transizione di Mogadiscio, composto da "traditori", e promette di
cacciare con la forza dal Paese le truppe etiopi, sostenute dagli
Usa, per creare una Repubblica islamica. Ex leader del Consiglio
supremo delle Corti islamiche, che ha governo la Somalia nella
seconda metà del 2006, Awyes è accusato dall'amministrazione Usa
di legami con il Qaida.
"Libereremo la Somalia dall'Etiopia - dice Aweys in
un'intervista rilasciata al Guardian da Asmara - quindi daremo
vita a un governo di unità nazionale. Siamo tutti musulmani in
Somalia. Non abbiamo idea di cosa sia la laicità. La gente
riporrà la propria fiducia nella religione". Il leader islamico
accusa quindi l'amministrazione Usa di interferire nelle vicende
interne somale, garantendo sostegno alle truppe etiopi e
complicando così la ricerca di una soluzione di pace: "Sostengono
le truppe etiopi. Diversamente, l'Etiopia non sarebbe mai venuta
in Somalia". Respinge poi le accuse di legami con al Qaida: "Bush
definisce terrorista chiunque gli si opponga. E' una parola senza
senso. Le accuse su al Qaida sono false accuse. Bush pensa di
governare il mondo. La sua politica verso la Somalia e gli altri
Paesi islamici è ingiusta. Ma, storicamente, ogni grande potenza
è destinare a tramontare e il potere di Bush finirà, un giorno".
La scorsa settimana sono iniziati a Gibuti i negoziati di pace
tra il governo di transizione somalo e l'opposizione in esilio ad
Asmara, 'L'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia', sotto
l'egida dell'Onu, ma sono stati subito rinviati al prossimo 31
maggio per il rifiuto dell'opposizione di avviare un dialogo
diretto con l'esecutivo prima del ritiro delle truppe etiopi. "Le
Nazioni Unite non sono imparziali - dice Aweys - non vogliamo
aderire a questo processo di pace. Intendiamo continuare a
combattere fino alla morte. Non vogliamo uccidere tutti i soldati
etiopi, nè salvarli, vogliamo che se ne vadano!".
L'opposizione di Asmara è oggi guidata dal più moderato Sharif
Ahmed, 44 anni, che nelle scorse settimane ha espresso apertura
verso il piano di riconciliazione presentato dal premier somalo
Nur Hassan Hussein. Ahmed viene però guardato con sospetto dai
più intransigenti delle Corti islamiche e dai militanti più
giovani, tanto da alimentare voci di una lotta di potere. Awyes,
66 anni, rimane la figura più influente e rispettata tra gli
islamici, scrive oggi il Guardian. Lo stesso leader somalo non
disdegna paragoni con il leader sudafricano Nelson Mandela e,
ridendo, sostiene che un giorno potrebbe diventare il Thomas
Jefferson della Somalia, "ma solo se vincerò". Riguardo ad
Ahmded, Aweys ritiene che abbia sbagliato ad andare a Gibuti
senza consultare lui e gli altri membri dell'alleanza: "Sono
andati lì senza il nostro consenso. Se fosse una mediazione
giusta ed equilibrata da parte della comunità internazionale, la
accetteremmo. Ma le Nazioni Unite non sono così".
Un diplomatico occidentale conferma al quotidiano britannico le
tensioni all'interno del gruppo dell'opposizione somala,
"ulteriormente complicate da tutta una serie di interessi, che
vengono dai sotto clan fino ai leader regionali". Tuttavia,
l'avvio del negoziato a Gibuti, dice il diplomatico, "è stato
indubbiamento un importante passo avanti".