21:04 - CULTURA- 09 MAG 2008
AGROENERGIE;DA ALGHE E PIANTE COMBUSTIBILI A 50 DOLLARI A BARILE
Una ricerca di Univerona e Berkeley apre nuove prospettive

Roma, 9 mag. (Apcom) - L'efficienza energetica delle alghe e
delle piante potrà aumentare da 2 a 5 volte rispetto a quella
attuale. Merito di una scoperta dei ricercatori dell'Università
di Verona e dell'Università di Berkeley in California che hanno
individuato i geni responsabili del meccanismo di assorbimento
dell'energia solare. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science,
dimostra come sia possibile potenziare, con tecniche di
biogenetica, l'efficienza con cui piante e alghe raccolgono
l'energia, abbattendo di fatto il quantitativo che viene disperso
come calore.
"Attualmente - spiega ad Apcom Roberto Bassi, docente di
Fisiologia vegetale specializzato in ingegneria proteica
all'Università di Verona - la produttività normale di alghe e
piante esposte a un'intensità di luce alta è del 20%, a fronte di
un 80% di energia che si disperde sotto forma di calore. Avendo
individuato i geni responsabili di questa dissipazione termica,
siamo anche in grado di bloccare il meccanismo, migliorando così
l'efficienza energetica della pianta. Grazie a questa scoperta
pensiamo, quindi, di migliorare la resa produttiva da 2 a 5
volte".
"Per questo motivo - aggiunge Bassi - il biodiesel ricavato dalle
alghe che oggi è venduto a 70-80 dollari al barile potrebbe
essere venduto anche a 25-35 dollari in meno, cioè a circa 50
dollari, perché la nostra scoperta consentirebbe di ridurre
notevolmente i costi aumentando la produttività. E questo in un
periodo in cui il petrolio ha raggiunto quasi i 125 dollari".
Le applicazioni del principio scoperto potrebbero trovare
applicazioni interessanti nelle produzioni di bioetanolo e
biodiesel. "Agendo sulla sensibilità dell'interruttore che
governa questo processo - spiega ancora Bassi - si potrà regolare
l'efficienza della trasformazione della luce solare da parte
degli organismi fotosintetici ed adattarle alle esigenze della
crescita nei fotobioreattori per produrre biocombustibili". Le
piante esposte a troppa luce possono subire dei danni e quindi
cercano di proteggersi con meccanismi di autodifesa; ma in un
ambiente riparato (una serra o nei foto-bioreattori per la
produzione di bioetanolo o biodiesel) si possono "bloccare questi
i meccanismi dissipativi" senza causare danni alla pianta.
"Inoltre, questo modello di produzione di biocombustibile
attraverso le alghe ci consente - aggiunge Bassi - di trasformare
la luce solare senza emissioni di Co2 in atmosfera".
Un ulteriore aspetto della ricerca è l'utilizzo del principio
scoperto per la produzione di pannelli solari più efficienti,
composti da celle prodotte con coloranti di origine biologica.
Quelli costruiti attualmente con materiale non biologico (i
pannelli solari a coloranti) danno buoni risultati ma hanno
durata limitata. "I coloranti esposti al sole scolorano -
conclude Bassi - come succede ai vecchi segnali stradali che
diventano illeggibili col tempo. Ciò è dovuto all'incapacità di
dissipare in calore l'energia assorbita in eccesso, che non
riesce ad essere trasformata in corrente elettrica e va, invece,
a reagire con l'ossigeno creando molecole dannose che distruggono
i coloranti stessi". Per questo, i chimici sono già al lavoro per
modificare i coloranti in uso nei pannelli solari e ricreare
artificialmente l'interruttore molecolare delle piante, con la
prospettiva di ottenere risultati importanti in termini di
maggiore durata dei pannelli e costi ridotti.