Scuola; Si allarga fronte protesta: entrano in scena gli studenti
21:27 - CULTURA- 03 OTT 2008
Davanti al Miur con Unicobas e a Milano; sindacati sempre divisi
Roma, 3 ott. (Apcom) - Nel secondo giorno consecutivo di
proteste e manifestazioni contro i tagli alla scuola e il decreto
legge Gelmini entrano in scena i manifestanti Unicobas e gli
studenti: davanti al ministero un migliaio di persone, tra cui
molti studenti poco più che ragazzi, hanno fortemente contestato
i provvedimenti legislativi all'esame del Parlamento. E mentre a
Roma si svolgeva la protesta Unicobas, un altro migliaio di
giovani, facenti capo al Coordinamento dei comitati studenteschi,
sfilava in corteo a Milano da piazza Cairoli fino a piazza
Fontana.
Perentoria, anche oggi, la risposta del governo a nome del quale
ha parlato Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: "è
vergognosa la strumentalizzazione dei bambini da parte di
insegnanti irresponsabili che anche oggi manifestano contro
l'ottima riforma del ministro Gelmini", ha detto Gasparri.
Una risposta ai tanti cori e agli striscioni apparsi stamattina
a viale Trastevere, appena ventiquattro ore dopo il 'no Gelmini
Day' e la protesta degli specializzandi Siss dell'Anief: 'Meglio
perdere un ministro che un maestro'; 'Gelmini e Tremonti maestro
unico'; 'Genitori non lo sapete ma il tempo pieno perderete'; 'La
dittatura vi fa paura, ecco la vostra cultura', sono alcune delle
scritte e degli slogan pronunciati dai manifestanti davanti al
Miur. Alla protesta si sono uniti anche un centinaio di studenti
riuniti sotto il nome 'taglialagelmini.it': al grido "Ricuciamo
la scuola, tagliamo la Gelmini", il gruppo studentesco ha messo
in campo una protesta singolare tagliando, armati di forbici, i
vestiti a un manichino con le fattezze del Ministro.
La presenza di tanti giovani ha però anche rischiato di
pregiudicare la protesta degli Unicobas: quando è giunto il
senatore Antonio Di Pietro (Idv), che nei giorni scorsi aveva
'appoggiato' la manifestazione, sono partiti fischi e proteste.
"Mi sembra masochistico prendersela con Di Pietro e non con la
Gelmini - ha poi spiegato il leader Unicobas Stefano D'Errico -
anche perché almeno lui fa opposizione seriamente. E' stata una
contestazione non democratica e non civile: purtroppo tra i
giovani e gli studenti prevale oggi un indistinto antipolitismo".
"Anche se sarebbe servita una protesta ed uno scatto d'orgoglio
allargato a tutti i sindacati il governo non potrà non tenere
conto della manifestazione di oggi", ha poi polemicamente
sottolineato D'Errico prendendosela con gli altri sindacati rei
di non essere stati capaci di mettersi d'accordo per fissare una
data unica di mobilitazione.
Una situazione che incide non poco sulla scarsa adesione del
personale ai tanti (troppi) scioperi della scuola: dando così
ragione, nei fatti, all'interpretazione del ministro Gelmini, che
ieri ha definito "frange isolate" quelle coinvolte nella
protesta. E non a caso lo stesso ministero dell'Istruzione faceva
oggi sapere che alle 16,45 "la partecipazione allo sciopero
indetto dalla federazione sindacale l'Altrascuola Unicobas è
stata pari al 2,06%". "Però noi siamo qui in piazza a dire no ad
un decreto nel momento giusto - ha continuato D'Errico - mentre i
confederali non hanno nemmeno fatto un'ora di sciopero. La Gilda
sciopererà senza manifestare il 16. E i Cobas il 17 insistendo su
una data prefissata a giugno quando il governo non aveva ancora
gettato la maschera. Ora, all'inizio della prossima settimana si
deciderà il destino del decreto legge sulla scuola. Scendere in
piazza a giochi fatti che senso può avere?".
I timori del sindacalista Unicobas si sono preso tradotti in
realtà: oggi si è infatti conclusa la discussione generale
nell'aula della Camera sugli emendamenti al decreto scuola.
L'esame del provvedimento riprenderà lunedì prossimo, l'aula è
riconvocata lunedì 6 ottobre, ma secondo alcuni rappresentanti
dell'opposizione il voto di fiducia sarebbe imminente. La
possibilità di vedere approvato il dl a breve termine non
scompone però i sindacati più 'concertativi': la Cisl, ad
esempio, non è affatto disposta a scendere in piazza subito: "non
si possono fare riforme non condivise dalle parti in causa, e
cioè dai lavoratori della scuola", ha detto il leader Raffaele
Bonanni, puntualizzando che "non è con la fretta nè con i tagli
che si possono affrontare i problemi della scuola".
Decisamente più 'forti', invece le parole del nuovo segretario
flc-Cgil Domenico Pantaleo che ha voluto anche rispondere
all'affondo di ieri di Berlusconi: le sue "sono ingiustificate e
ingenerose: il sindacato è stato sempre fattore d'innovazione,
anche dal punto di vista pedagogico. Nel piano Gelmini invece -
ha controbattuto Pantaleo - anche sforzandomi, non riesco a
vedere innovazioni". In attesa di una risposta univoca dei
sindacati, domani torna in piazza, sempre davanti al ministero a
Roma, la Rete degli studenti. Lunedì toccherà, stavolta a
Montecitorio, al Pd: mentre in aula si comincerà a votare il
decreto Gelmini, in strada il maggiore partito dell'opposizione,
assieme a vari coordinamenti di docenti e genitori, porteranno
avanti l'ennesimo sit-in.