Cassazione;Cappellano in carcere tradisce propositi Stato laico
21:55 - CRONACA- 07 GEN 2009
Anche se è considerato un servizio pubblico
Roma, 7 gen. (Apcom) - Il lavoro del cappellano in carcere può
essere considerato un servizio pubblico ma, proprio per questo,
tradisce i propositi di laicità dello Stato. Con una sentenza che
sembra destinata a far discutere la Cassazione, nel confermare
che il ruolo dei sacerdoti all'interno dei penitenziari è "di
interesse pubblico", osserva però a questo proposito che "la
riforma carceraria del 1975 tradendo in parte i propositi di
laicizzazione della vita pubblica, continua a prevedere che il
trattamento del condannato e dell'internato sia svolto
avvalendosi anche della religione e mantiene l'assistenza
cattolica come servizio stabile e interno alla struttura
penitenziaria". L'occasione per "fare il punto" sul ruolo del
cappellano del carcere è stata offerta ai giudici del Palazzaccio
dal ricorso del sacerdote in servizio, negli anni scorsi, nel
carcere di Sanremo.
Il cappellano è stato condannato per concussione per "aver
indotto - si legge nel capo d'imputazione - tra il 1988 e il
1994, alcuni detenuti a concedergli prestazioni di natura
sessuale" promettendo in cambio di intervenire per favorire la
loro posizione giudiziaria. Contro la condanna a 3 anni e 10 mesi
inflitta dalla Corte d'appello di Genova il religioso ha
presentato ricorso sostenendo che non essendo un pubblico
ufficiale non avrebbe potuto essere condannato per concussione,
un reato previsto soltanto per chi ricopre incarichi pubblici. I
giudici della sesta sezione penale della Corte, con la sentenza
numero 12 del 2009, hanno confermato la condanna spiegando che i
cappellani delle carceri pur non potendo contare su "poteri
tipici della funzione pubblica", svolgono però un servizio
pubblico "conclamato dalla normativa pubblicistica che lo
governa".
Proprio con riferimento a tali norme la Cassazione precisa che
"avuto riguardo ai compiti che la legge attualmente gli assegna e
che sono funzionali all'interesse pubblico perseguito dallo Stato
nel trattamento delle persone condannate o internate, il
cappellano sicuramente svolge un servizio pubblico". Un ruolo,
osservano i giudici, che "in parte tradisce i propositi di
laicizzazione". La Corte tuttavia ammette che "nella prospettiva
di affrancarsi, con una qualche timidezza, da tendenze
confessionali, la riforma carceraria ha comunque rimosso il
cappellano dal Consiglio di disciplina e dalla quasi totalità
delle funzioni amministrative che il regolamento precedente gli
conferiva".
Roo