Usa-Russia;Medvedev pronto a svolta, ma per Obama comanda Putin
Roma, 3 lug. (Apcom-Nuova Europa) - Il Cremlino di Dmitri
Medvedev è pronto alla svolta nei rapporti con la Casa Bianca di
Barack Obama, dopo due anni di relazioni "scese quasi a livello
di guerra fredda" con Vladimir Putin e George W. Bush. Ma per il
nuovo presidente americano è ineludibile anche un confronto col
primo ministro Vladimir Putin, un uomo che - a suo dire - "ancora
ha potere" in Russia e che mantiene "un piede nel vecchio modo di
gestire le cose e uno nel nuovo".
Obama, in un'intervista all'Associated Press, ha puntato la sua
attenzione sul ruolo che l'ex capo dello stato e attuale primo
ministro mantiene in Russia. Il presidente Usa ha detto che,
durante il suo imminente viaggio in Russia, incontrerà anche
Putin, oltre che il presidente Medvedev, perché vuole che il
premier russo sappia che "i vecchi approcci della guerra fredda"
alle relazioni con gli Stati uniti sono "datati". Obama ha
inoltre chiarito che Washington sta sviluppando un'"ottima
relazione" con Medvedev e che punta a ottenere dei passi avanti
nella riduzione delle armi strategiche. E ha respinto l'idea che
la Russia sia un ostacolo al confronto con Corea del Nord e Iran,
affermando che nella gestione dei due dossier c'è "una buona
cooperazione" tra Washington e Mosca.
Medvedev, dal canto suo, in un videoblog pubblicato sul sito del
Cremlino, ha dato il tono per il summit della settimana prossima
a Mosca, appuntamento che promette passi avanti nel dossier
'disarmo nucleare', ma su cui pesano comunque molte incognite.
La Russia vuole migliorare le relazioni con gli Stati Uniti e
superare "la crisi di fiducia, l'inerzia" degli ultimi tempi,
assicura Medvedev, dichiarandosi pronto a "cambiare la situazione
e creare rapporti più efficaci, più affidabili e più moderni". La
nuova amministrazione Usa, sostiene, mostra la volontà di
cambiare "e anche noi siamo pronti. Sono convinto che Russia e
Usa abbiano di che proporre l'una gli altri, oltre a proposte per
altri Paesi. Per questo dobbiamo muoverci su un unico binario,
quello degli accordi". In cima all'agenda da concordare, Medvedev
cita la sicurezza internazionale: "lotta al terrorismo,
all'estremismo, proliferazione delle armi di distruzione di
massa, narcotraffico". Sono tutti dossier "di responsabilità di
due potenze - sottolinea il capo di Stato russo, secondo cui dai
nuovi assetti bilaterali russo-americani dipendono gli equilibri
nel mondo "nei prossimi decenni".
E' proprio la logica delle 'due potenze' che sta a cuore alla
Russia e che potrebbe fare da motore ad un accordo - almeno
preliminare - sul disarmo atomico, ma che allo stesso tempo
potrebbe frenare i negoziati. "Ai russi conviene che il processo
negoziale duri il più a lungo possibile, perché queste trattative
confermano uno status di potenza mondiale", sostiene l'analista
militare Aleksandr Golts. Mosca punta ad una "riconfigurazione,
non solo ad un reset", partendo dal presupposto che gli Usa
restano la superpotenza "imprescindibile", ma non più in grado di
concretizzare da soli gli obiettivi che si pongono, controbatte
da parte sua Sergey Karaganov, osservatore di peso, vicino al
Cremlino.
Obama arriverà a Mosca lunedì, senza Hillary Clinton, ancora
infortunata, per poi ripartire mercoledì per il summit del G8
dell'Aquila, dove ritroverà anche Medvedev. Il piatto forte del
vertice moscovita sarà probabilmente il disarmo, sull'onda degli
auspici del nuovo presidente Usa di incamminarsi verso un mondo
senza atomiche e del concretissimo spunto del Trattato Start in
scadenza a dicembre. Russi e americani si confrontano da aprile
sull'argomento, nella più totale discrezione. Così, in vista
dell'incontro Medvedev-Obama si fanno molte ipotesi, ma non ci
sono certezze.
La cifra circolata più frequentemente è di una riduzione a 1.500
testate per ciascun Paese, rispetto alle 1.700-2.200 previste dal
Trattato di Mosca siglato nel 2002 da Putin e Bush. Un patto
sulla riduzione degli arsenali strategici darebbe il senso di un
vertice di successo, concordano tutti gli analisti, lanciati in
un vero e proprio toto-Start. Il capo della Commissione Affari
Esteri della Duma russa metteva in conto due giorni fa "un 60%
contro un 40%" di accordo la settimana prossima o a fine anno. Il
suo omologo americano, Howard Barman, parlando a Radio Eco di
Mosca ha scommesso ieri su un 70% contro un 30%.
Orm