Viareggio; Sale a 19 il conto dei morti, la Procura indaga
Viareggio (Lucca), 3 lug. (Apcom) - Diciannove morti in attesa
di una sepoltura, dieci quelli che hanno un nome e un cognome,
venticinque feriti di cui troppi in condizioni gravissime,
centinaia di sfollati che cominciano timidamente a rientrare
nelle loro case: sono i numeri che scandiscono l'ultimo giorno di
lutto cittadino a Viareggio, dopo il terribile incidente
ferroviario della notte fra il 29 e il 30 giugno. L'ultima
vittima delle ustioni è una donna: si è arresa alle 14.30 di
ieri, all'Ospedale della Versilia, era apparsa da subito in
condizioni disperate. L'identificazione dei morti senza nome
prosegue, e prosegue l'indagine della Procura di Lucca, ora alla
fase degli accertamenti documentali, del sequestro dei mezzi e
degli esami.
"Anche se non escludiamo nessuna pista, lavoriamo su una ipotesi
probabile, il cedimento di una componente meccanica di uno dei
vagoni", dice il procuratore capo di Lucca, Aldo Cicala, a
confermare le impressioni del primo giorno. Che il vagone
cisterna sotto accusa fosse una 'carretta', piuttosto che un
carro, sembra sempre più evidente anche a Silvio Berlusconi:
l'incidente "forse non è solo causato dalla malasorte", osserva
il premier dall'Abruzzo. "Anche se venissero tranciate le valvole
- osserva Andrea Gambacciani (Filt-Cgil) - una cisterna deve
essere costruita in modo tale che il gas non fuoriesca, tant'è
vero che in altri casi di cisterne deragliate non c'è stata
fuoriuscita".
Risponde parallelamente l'amministratore delegato delle Fs Mauro
Moretti, che oggi è stato sentito in Senato: "Il carro che ha
provocato l'incidente è stato omologato nel 2004 in Germania - ha
detto - ma abbiamo scoperto che la componentistica della
sicurezza era del 1974 ed era stata fabbricata nella ex Germania
est". Da verificare l'ipotesi, lanciata dal tecnico di Rfi
Riccardo Antonini, di una vecchia "saldatura abborracciata"
trovata sul punto di rottura dell'asse, insieme alla ruggine.
Moretti smentisce seccamente: "Ho letto cose aberranti dette da
persone che si sono qualificate come tecnici - ha replicato - non
c'è stato nessun tipo di saldatura rotta, si è trattato di uno
strappo, punto".
Ed è stata strappata alla vita, oggi, Abou Talib Aziza: vittima
numero 19, era la moglie di Mohamed Ayad, morto ieri all'ospedale
di Cesena, e la madre di Hamza Ayad, il ragazzo di 17 anni morto
nel tentativo di salvare la sorellina di 4 anni Iman, morta poi
al Bambin Gesù di Roma la notte successiva a quella dello
scoppio. Ibtzen, la figlia più grande, è l'unica superstite di
una famiglia polverizzata dalle fiamme come l'asfalto di via
Ponchielli, messa sotto sequestro dai magistrati di Lucca. "E'
possibile che, anche per pochissime unità, il numero delle
vittime non rimanga 19", osserva a bassa voce il direttore
generale dell'Asl 12 di Viareggio, Giancarlo Sassoli: altri 19
feriti, ricoverati fuori dalla Versilia, sono infatti in pericolo
di vita. In conferenza stampa, i medici viareggini lasciano
intendere che salvare la maggior parte di loro sarebbe un
miracolo.
Gli uomini della Polizia scientifica, insieme ai medici nominati
dalla Procura, lavorano alacremente per dare un nome a chi ancora
non ce l'ha, sfigurato dalle fiamme: a questi "possiamo
attribuire un nome al 90% - spiega Valeria Franzoni, dirigente
del gabinetto regionale della Scientifica - ma non è ancora
possibile ufficializzare l'identificazione perché non è stato
ancora fatto il riconoscimento da un parente o con il Dna, ma
solo attraverso effetti personali come braccialetti o collane".
E' il caso di una giovane donna ferita, riconosciuta per un
tatuaggio alla caviglia. Per identificare tutte le vittime, anche
attraverso il test del Dna, ci vorrà ancora un paio di giorni: il
sindaco Luca Lunardini sta lavorando ad un funerale comune per
vittime cristiane e musulmane, come accaduto per il terremoto in
Abruzzo, da tenersi forse fra una settimana. Per realizzarlo "ci
sono già stati contatti con l'Imam", dice Lunardini.
Tai