Arriva pacemaker che protegge da risonanza e metal detector
Roma, 1 dic. (Apcom) - La risonanza magnetica, strumento di
diagnosi fondamentale per molti disturbi e malattie, non è più
off-limits per i pazienti con pacemaker. Arriva anche in Italia
il primo pacemaker compatibile con la risonanza, che consentirà
ai pazienti di sottoporsi tranquillamente a questo esame
diagnostico, annullando del tutto i rischi di interferenze con i
campi magnetici prodotti anche da varchi aeroportuali e security
scanning di banche e supermercati. Sono oltre 300.000 gli
italiani con pacemaker a cui è stata negata la risonanza
magnetica, benché indicata, a causa delle interferenze
elettromagnetiche fra i due strumenti. Il primo intervento in
Italia è stato eseguito giovedì scorso all'Ospedale San Filippo
Neri di Roma da Massimo Santini, direttore del dipartimento di
cardiologia e presidente del congresso. A distanza di 24 ore, un
secondo impianto è stato effettuato presso l'Azienda
universitario-ospedaliera di Pisa da Maria Grazia Bongiorni,
direttore della sezione di aritmologia.
"Gli impianti sono andati bene - commenta Massimo Santini
-l'intervento è in tutto e per tutto uguale a quello con i
pacemaker standard, la durata è la stessa cioè circa mezz'ora e
non ci sono rischi aggiuntivi, ma grazie al nuovo dispositivo che
abbiamo appena impiantato anche i pazienti con pacemaker potranno
accedere a esami diagnostici più approfonditi e quindi a cure
mediche più appropriate, superando così tutti i limiti finora
legati alla terapia con pacemaker cardiaco". La risonanza infatti
crea un campo magnetico 100.000 volte più potente di quello
terrestre, inviando onde radio attraverso il corpo per creare
un'immagine interna dell'organismo. Durante l'esame si genera una
dispersione elettrica pericolosa per i normali pacemaker: i
dispositivi impiantati, infatti, potrebbero interpretare quella
dispersione elettrica come un'anomalia nel funzionamento del
cuore, intervenendo con la terapia cardiaca benché non ve ne sia
bisogno.
Superare il limite delle interferenze elettromagnetiche con la
risonanza è un traguardo molto atteso: ogni anno infatti in tutto
il mondo vengono eseguite 60 milioni di risonanze magnetiche, di
cui 800.000 in Italia. Però ogni 5 minuti in Europa viene negato
l'accesso all'esame a un paziente con pacemaker. Gli italiani che
hanno ricevuto un pacemaker, nella maggior parte dei casi per
curare il rallentamento del battito cardiaco (bradicardia), sono
oltre mezzo milione e ogni anno vengono impiantati 60.000 nuovi
dispositivi. "Secondo una recente ricerca, nel primo anno dopo
l'impianto di pacemaker il 17% dei pazienti dovrebbe sottoporsi a
una risonanza magnetica per la diagnosi e la valutazione di
patologie come tumori o malattie di ossa e articolazioni - spiega
Maria Grazia Bongiorni - Durante il corso della vita dei
pazienti, la percentuale di chi avrebbe necessità di effettuare
l'esame sale al 75%. Nel corso del prossimo anno il pacemaker
ultraprotetto sarà disponibile in tutti i centri ospedalieri
d'Italia.