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Somalia; Luci e ombre sul sequestro dei due cooperanti
Roma, 6 ago. (Apcom) - Sono a Nairobi, assistiti dall'Ambasciata italiana, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due cooperanti italiani liberati in Somalia dopo due mesi e mezzo di prigionia. Grande la soddisfazione delle autorità italiane: il ministro degli Esteri Frattini ha confermato la buona notizia davanti all'aula di Montecitorio solo a rilascio avvenuto, quando i due si trovavano già a bordo dell'aereo che li ha portati in Kenya. Preoccupazione invece per il terzo cooperante rapito, il cittadino somalo Abderahman Yusuf Arale, direttore del programma di sviluppo rurale al quale i tre lavorano per conto dell'Ong Cins, Cooperazione Italiana Nord Sud. Non si hanno infatti notizie sulla sua sorte e secondo alcune fonti di stampa l'uomo non sarebbe in buone condizioni di salute. Tra i primi ad esprimere la loro gioia per il buon esito della vicenda è stata la figlia di Iolanda Occhipinti, Arianna, che raggiunta al telefono dall'Apcom si è detta quasi incredula: "Non vedo l'ora di riabbracciare mia madre e fino a quando non lo farò non voglio dire niente e non crederò che sia tutto vero. Abbiamo avuto la conferma della liberazione, spero che dopo tutto quello che è successo l'impegno di mia madre venga ancora di più apprezzato" ha aggiunto la ragazza. Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che già nelle scorse settimane aveva auspicato il rilascio dei cooperanti, ha voluto mandare un messaggio per esprimere la sua soddisfazione. Sul rapimento gli inquirenti dovranno ora fare luce: i contorni del sequestro sono ancora molto oscuri, anche per il massimo riserbo con cui la Farnesina e le autorità somale hanno trattato la vicenda. Di certo si sa che i tre sono stati rapiti all'alba del 21 maggio da un commando di uomini armati- in tutto circa 20 - giunti nel villaggio meridionale di Awdhigle, a circa 65 chilometri da Mogadiscio, a bordo di due vetture. Dopo aver fatto irruzione della casa, i malviventi hanno bendato i cooperanti e li hanno portati via. Sulla loro sorte è calato poi il sipario: proprio per garantire la loro incolumità il ministero degli Esteri italiano aveva infatti chiesto il silenzio stampa. Fino a stasera nessuna conferma o smentita dunque sulla notizia di una richiesta di un riscatto pari a 700mila dollari giunta a circa una settimana dal sequestro, confermata poche settimane dopo anche dall'agenzia Misna che, citando fonti locali, oltre a precisare che i tre erano detenuti a Mogadiscio ed erano in buone condizioni di salute, aveva avanzato l'ipotesi di trattative in corso, affidate a un gruppo di intellettuali e personaggi influenti del clan Eyr (a cui sarebbero appartenuti i rapitori). A poche ore dalla liberazione dei due italiani, la Farnesina è tornata sulla notizia, smentendo il pagamento di un riscatto. Iolanda Occhipinti, ragusana, è un'infermiera cinquantunenne. Giuliano Paganini, di Pistoia, un agronomo di 66. Presto potranno riabbracciare i loro familiari.