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Olimpiadi; Gasparri:No pressione su atleti, ma Cina nega diritti
Roma, 5 ago. (Apcom) - Maurizio Gasparri chiarisce il senso delle sue parole, precisando di non volere esercitare pressioni sugli atleti che parteciperanno alle Olimpiadi, ma ribadendo le accuse alla Cina, il Paese che ospita i giochi. "Non ho certo atteso le Olimpiadi - afferma - per denunciare la natura del governo comunista cinese. Opprime da decenni il popolo tibetano, nega i diritti ai propri cittadini. In Cina si sfrutta il lavoro minorile, si negano i diritti democratici e sociali, si tengono aperti dei Gulag in cui i dissidenti sono costretti a lavorare, si violano tutte le regole ambientali. La Cina realizza inoltre un dumping sociale e ambientale che danneggia fortemente l'economia del resto del pianeta", sottolinea in una nota il capogruppo del Pdl al Senato che, insieme al ministro Giorgia Meloni aveva ipotizzato il boicottaggio della cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Pechino da parte degli atleti italiani, scatenando una polemica nel governo. "Non dipende da me l'assegnazione dei giochi Olimpici ma, certo - sottolinea - se ne avessi avuto il potere non avrei certo votato per la Cina. Ciò premesso, da vari giorni sostengo che le Olimpiadi cinesi non possono essere celebrate senza aprire parallelamente agli eventi sportivi un grosso e planetario dibattito sulla questione dei diritti umani. Senza avere l'autorevolezza e il ruolo la penso come Vaclav Havel e Desmond Tutu, che hanno diffuso insieme ad altre personalità internazionali un appello per la tutela dei diritti umani in Cina. Appello che sottoscrivo totalmente. Mi auguro che anche i rappresentanti del governo italiano che si recheranno in Cina - apprezzo ad esempio che il Ministro La Russa, pur invitato, ha deciso di non andare in Cina - trovino il modo, nel rispetto delle regole internazionali, di sottolineare la perdurante violazione dei diritti umani da parte del Governo cinese. E sono certo che Franco Frattini troverà il modo di esprimere questa posizione italiana. Così come analogo impegno ha pubblicamente assunto il presidente francese Sarkozy". Gasparri osserva inoltre che "per quanto riguarda i gesti da compiere, ho semplicemente detto che un'atleta tedesca ha offerto un esempio tra i tanti. Non ho invitato gli atleti italiani a non partecipare alla cerimonia d'apertura dei giochi. Ho detto che la scelta dell'atleta tedesca costituisce uno stimolo ad assumere pacifiche iniziative di valore simbolico che se assunte dagli atleti avrebbero un risalto mediatico assai maggiore delle dichiarazioni di noi politici. Mi auguro che qualcuno trovi il coraggio e l'occasione per un'iniziativa di questa natura, perché una medaglia conquistata nella comunicazione mondiale per aver difeso i valori della libertà giustifica il rischio di una squalifica di autorità sportive che valutano secondo parametri un tantino burocratici quanto accade in Cina e in Tibet. Nulla di più e nulla di meno". "Sono comunque lieto - spiega il capogruppo Pdl al Senato - che le mie affermazioni abbiano aperto un dibattito che, ripeto, non riguarda i giochi olimpici in sé, quanto la costante, grave, inaccettabile violazione dei diritti umani da parte delle autorità cinesi. Invito gli scettici e i dubbiosi ad aderire idealmente all'appello di Vaclav Havel e Desmond Tutu che afferma letteralmente: 'siamo preoccupati che le Olimpiadi di Pechino possano diventare uno spettacolo colossale in grado di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica internazione dalle violazioni dei diritti umani e civili in Cina e in altri Paesi, che subiscono l'influenza del governo cinese'. Si tratta di un'affermazione saggia e giusta che condivido e rilancio. Poi ognuno faccia quello che la propria coscienza gli detta di fare. Compresi gli atleti che non vivono al di fuori della realtà civile e comunicativa del pianeta, che deve tutelare fortemente quei diritti di libertà che proprio le Olimpiadi dovrebbero garantire. Ricordiamoci - conclude Gasparri - che le Olimpiadi hanno un'antica storia, ispirata a valori di pace e di fratellanza".