Giustizia; Niente conversazioni hard, Berlusconi congela attacco
Roma, 3 lug. (Apcom) - Da "necessaria" a "inopportuna". Da
"inevitabile" a "non producente". Così, in meno di quarantotto
ore, la presenza di Silvio Berlusconi a Matrix cambia la sua
aggettivazione fino ad arrivare a far cancellare del tutto la
trasmissione prevista per questa sera dagli studi del Palatino.
A far modificare strategie politiche e palinsesti televisivi,
c'è, prima di tutto, la mancanza del casus belli che aveva
convinto il Cavaliere, nei giorni scorsi, ad ascoltare quasi
esclusivamente i consigli dei 'falchi' azzurri rendendolo sordo
agli allarmi che provenivano dal Colle e, soprattutto, da Gianni
Letta. Le annunciate pubblicazioni delle intercettazioni 'hard',
infatti, non sono arrivate. E, al momento, non sembrerebbero
nemmeno all'orizzonte. Un'argomentazione che, con più di
un'insistenza, sarebbe stata portata all'attenzione del Cavaliere
proprio dal suo braccio destro che, sempre attivo nel mantenere
rapporti 'diplomatici' con il Quirinale, lo avrebbe alla fine
convinto a ripensare - o almeno a congelare - tutta la sua
tattica d'attacco. E' certo però che, se le temute telefonate
dovessero finire in prima pagina, il premier tornerebbe a bussare
alla porta del Quirinale, convinto di avere argomentazioni
sufficienti per tornare all'attacco e perorare la causa di un
provvedimento d'urgenza.
Nel frattempo, a convincere definitivamente il Cavaliere a fare
il passo indietro, si inserisce anche il 'promemoria' che il
presidente della Camera gli ha consegnato ieri - durante la
colazione di lavoro a Montecitorio - e ancora oggi in una
conversazione. In poche parole Fini avrebbe infatti sottolineato
la novità politica dei due passi importanti del Quirinale verso
di lui con la firma del Lodo Alfano e con la lettera al Csm.
Fini, inoltre, avrebbe chiesto a Berlusconi di riflettere sul
fatto che davanti alla mancanza della pubblicazione delle
intercettazioni, la sua apparizione in tv si sarebbe trasformata
da difesa pubblica a "operazione unilaterale che nessuno, nè
maggioranza, nè opposizione e, da ultimo, neppure la gente
avrebbe capito".
Salta Matrix, ma salta anche il decreto-intercettazioni. E qui,
ancora una volta, entra in gioco la triangolazione
Fini-Letta-Napolitano. Se il Quirinale, già da tempo, aveva
lasciato capire che difficilmente avrebbe firmato il
provvedimento, ancora oggi Fini ha insistito sul fatto che,
l'arrivo di un nuovo decreto legge a Montecitorio, oltre ad
infuocare "inutilmente" il clima parlamentare, sarebbe stato
letto come "uno sgarbo istituzionale nei confronti della
presidenza della Camera" che già aveva argomentato le difficoltà
derivanti dall'eccesso di provvedimenti all'esame di commissioni
e Aula.
Nasce così la nota che, intorno all'ora di pranzo (dopo che il
Cavaliere era stato raggiunto da 'rassicurazioni importanti' sul
fatto che nè oggi nè durante il G8 sarebbe stato sottoposto a
berline mediatiche), spiega come la sua partecipazione alla
trasmissione di Mentana sarebbe stata "inopportuna e non
producente" portando con se in più il rischio di "far passare in
secondo piano" ciò che di buono sta facendo il governo, cedendo
il passo a "gossip negativi che inquinano e ammorbano il
dibattito politico".
La 'frenata' del premier viene però guardata con prudenza dal
Quirinale. Già due settimane fa, quando il Cavaliere congelò la
conferenza stampa con l'attacco alla magistratura, la tregua era
sembrata vicina. Nello stesso momento l'incontro dell'Anm al
Colle restò in sospeso e non venne messo in agenda. Poi, di
nuovo, davanti alla platea di Confesercenti Berlusconi riprese il
filo della polemica con l'affondo ai giudici 'politicizzati'.
Prudenza, quindi, oggi davanti a quello che viene percepito come
un continuo 'stop and go' da parte dello stesso premier. Se la
posizione di ragionevolezza 'durerà fino a domani' allora si
potrà davvero confidare di aver scongiurato lo scontro
istituzionale e in primo piano torneranno, cosa che preme molto a
Napolitano, i temi che interessano al Paese. Non ultimo quello di
una riorganizzazione del sistema giustizia.