intercettazioni; Berlusconi rinuncia a Matrix e (per ora) al dl
Roma, 3 lug. (Apcom) - Alla fine niente denuncia in diretta tv a
Matrix e, almeno per ora, niente decreto. Non che Silvio
Berlusconi sia meno persuaso della necessità di mettere un freno
al "malcostume" delle intercettazioni sbattute in prima pagina.
Ma alla fine il premier ha deciso che la battaglia andava
perlomeno rinviata. Un po' perché oggi di quelle 'temute'
conversazioni in mano alla Procura di Napoli non è venuto fuori
nulla. Un po' perché, complice anche una triangolazione con Fini
e Quirinale, si è deciso di tentare ancora una strada che potesse
evitare lo scontro istituzionale.
Così, all'ora di pranzo, il Cavaliere 'rinuncia' a farsi
intervistare da Mentana per raccontare la sua verità su processi
e dintorni. E a tarda sera nella convocazione del Consiglio dei
ministri di domani il decreto sulle intercettazioni non figura.
Fatto che, però, non esclude che il provvedimento possa essere
inserito 'fuori sacco' o che comunque possa essere oggetto di una
discussione nella riunione dell'esecutivo. Le ragioni del suo
forfait a Matrix, il premier le mette nero su bianco in un
comunicato stampa. Da una parte per rivendicare le tante cose
fatte dal governo, dall'altra per stigmatizzare "i gossip che
inquinano e ammorbano il dibattito politico". Per questo, spiega
il Cavaliere, non sarebbe stato "opportuno e producente
intervenire sui temi proposti da Matrix" ossia giustizia e
intercettazioni.
Ma per gli uomini vicini al premier la parola d'ordine è tenere
alta la guardia. Non a caso il capogruppo del Pdl alla Camera
Fabrizio Cicchitto in mattinata continuava a perorare la causa
delle "ragioni d'urgenza" per un decreto. Motivazioni sposate
anche da Alleanza nazionale, se anche il suo vice a Montecitorio,
Italo Bocchino, ha sottolineato che gli "estremi per un dl ci
sono" semmai il problema è il calendario fitto. Il varo di un dl
domani, infatti, comporterebbe una conversione entro il 4
settembre e, considerando che il provvedimento dovrebbe partire
dalla Camera che ha già all'esame il ddl e che di mezzo c'è la
pausa estiva, il rischio di una decadenza sarebbe concreto.
Ad alimentare il dibattito, ancora prima della rinuncia del
premier a Matrix, ci ha pensato però il capogruppo dell'Idv alla
Camera Massimo Donadi che, alludendo ai contenuti di quelle
intercettazioni ancora non rese pubbliche, ha dichiarato: "Se
Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo
governo? Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel
caso di un capo di governo è molto labile, credo che
l'informazione debba prevalere".
Anche il Pd sceglie la linea della guerra sulle leggi in materia
di giustizia, guerra da fare però non in piazza ma nelle aule
parlamentari. "Se il governo continuerà con l'atteggiamento che
ha tenuto in questi venti giorni - dice il segretario Walter
Veltroni - se non toglieranno l'emendamento che sposta i processi
e se faranno un atto incostituzionale come quello di presentare
un decreto sulle intercettazioni, allora devono mettere nel conto
un inasprimento del clima parlamentare perchè l'opposizione
risponderà difendendo le prerogative del Parlamento con tutti gli
strumenti a sua disposizione".