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Traffico beni archeologici oltralpe:recuperati reperti per 2mln
Roma, 2 lug. (Apcom) - Maxi operazione del comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e del paritetico servizio francese Office Central de lutte contre le trafic des Biens Culturels finalizzata al recupero di beni archeologici apuli e lucani proventi da scavi clandestini nelle aree sottoposte a vincolo di Bari e Matera e illecitamente esportati oltralpe, venduti poi all'asta in territorio francese. Il valore dei beni recuperati è di oltre 2 milioni di euro. Il traffico individuato è uno dei principali filoni di commercializzazione illecita all'estero dei reperti archeologici italiani. Attivo da almeno 15 anni, il traffico prevedeva l'esportazione dei beni archeologici italiani, in numero variabile da 1 a 5 pezzi, almeno due volte l'anno. Si stima che l'operazione eseguita, per numero di reperti commercializzati e per il livello qualitativo degli stessi, sia uno tra i più importanti successi operativi nel settore dell'archeologia. L'operazione è avvenuta, congiuntamente all'Office Central de Répression de la Grande Délinquance Financière e con il Servizio Interpol-Italia, nella seconda decade di giugno in territorio francese. L'attività di indagine, svolta nell'ambito della rogatoria internazionale disposta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, si è integrata con analoga inchiesta condotta dai Servizi francesi. Le indagini hanno portato, oltre all'identificazione dei soggetti dediti al reperimento in Italia e all'illecita esportazione in Francia dei beni archeologici, all'individuazione dei mercanti che a Parigi ponevano in vendita presso note e stimate gallerie d'arte i beni provenienti dagli scavi clandestini. Il traffico verso la Francia era promosso in Italia da due cittadini italo-francesi, da anni residenti in quello Stato, sui quali erano in corso indagini autonome da parte del Nucleo TPC di Bari. Le perquisizioni, eseguite contemporaneamente a Parigi, Digione e Nizza dai Servizi Centrali francesi, supportati dai Carabinieri del TPC, hanno portato al sequestro dei seguenti beni, di sicuro interesse archeologico, il cui valore commerciale complessivo è stimabile in 2 milioni di euro. Tra i beni figurano 12 crateri apuli a campana a figure rosse in ceramica di varie dimensioni, diverse anfore, idrie, frammenti di crateri, ciotole e coppe acrome, monete di epoca imperiale e romana. I beni erano esposti anche in importanti Galleria d'arte a Parigi sulla Senna. Ulteriori beni archeologici italiani sono stati individuati e sono in corso ulteriori attività finalizzate al recupero degli stessi al patrimonio dello Stato e all'esame della copiosa documentazione acquisita.. L'inchiesta francese è stata originata dalla presentazione, nel 2005, del catalogo d'asta del Crédit Municipal (Ente statale corrispondente al banco dei pegni), sul quale erano riprodotti dei beni archeologici di pregevole fattura provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata. Il deposito dei beni, falsamente presentati come facenti parte di una collezione familiare, aveva permesso ad un collezionista francese di beneficiare di oltre 2.000.000 di euro, somma reinvestita in beni immobili. Il valore commerciale dei beni archeologici sottratti illecitamente da siti archeologici del Sud Italia veniva dunque reimpiegato attraverso canali leciti, in una vera e propria attività di riciclaggio.