Cinema ;Potere, sangue, soldi: "Gomorra" secondo Matteo Garrone
Roma, 14 mag. (Apcom) - Non c'è fascinazione, non c'è
compiacimento e nessun tentativo di dare un appeal
cinematografico alla malavita in "Gomorra", il film di Matteo
Garrone tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, in
concorso al festival di Cannes e in uscita nelle sale italiane il
16 maggio.
Il film racconta cinque vicende legate alla camorra che si
intrecciano a disegnare un affresco cupo, crudo, violento della
quotidianità in una provincia di Napoli totalmente in mano ai
clan. Potere, soldi, sangue sono le uniche parole d'ordine e
nessuno, neanche i bambini, può sfuggire alle regole del
"Sistema". Non sfugge Totò, 13 anni, che abita nelle celebri
"Vele" di Scampia, obbrobri architettonici ridotti a favelas e
centro di smistamento della droga nella periferia Nord di Napoli.
Non sfugge Don Ciro, atteggiamento mite e volto sereno, che paga
le famiglie dei detenuti affiliati al suo clan: lui non si sporca
le mani e in questo modo spera, sbagliando, di non correre
pericoli. Non sfuggono Marco e Ciro, due adolescenti che di
violenza si sono sempre nutriti, hanno il mito di Scarface e si
illudono di poter fare affari per conto proprio, mettendosi
contro i capi clan. Provano a sfuggire Pasquale, sarto
eccellente, che lavora in nero in una piccola fabbrica tessile
del casertano a cui le case d'alta moda affidano la realizzazione
dei loro abiti, e Roberto, laureato, che accetta temporaneamente
di lavorare nel business dello smaltimento dei rifiuti tossici.
Il suo datore di lavoro, Franco (Toni Servillo), è il volto
"pulito" della camorra, l'uomo d'affari che gestisce il più
redditizio dei business, garantendo agli imprenditori del nord e
centro Italia "lo smaltimento di rifiuti tossici per 25 centesimi
al chilo, con certificazione, stoccaggio e trasporto nelle
discariche di Marcianise. Un servizio clean, come dicono in
America".
"Le mafie italiane sono l'impresa più potente d'Italia e uno
dei pilastri dell'economia europea, con un giro d'affari di 150
miliardi di euro l'anno. Negli ultimi trent'anni hanno ucciso
10.000 persone, quattromila solo la camorra" ha affermato Roberto
Saviano, autore del best seller che ha venduto 1.200.000 copie,
tradotto in 33 Paesi, e cosceneggiatore del film. Garrone porta
sullo schermo le vicende narrate da Saviano mantenendo la stessa
lucidità narrativa, con uno stile quasi documentaristico e
totalmente privo di retorica. "Il padrino" di Coppola è lontano:
qui non c'è nessuna regola morale, nessuna famiglia, nessuna
ricchezza. "Siamo in guerra" dice uno dei protagonisti, una
guerra che si nutre di degrado e di disinteresse delle
istituzioni.