17:23 - ESTERI- 27 MAG 2007
PAPA PIO XI, VOLEVA CONDANNARE FASCISMO E NAZISMO MA FU FERMATO
I documenti inediti sul "Sole 24 Ore Domenica" di oggi
Roma, 27 mag. (Apcom) - Agli inizi del 1939 Papa Pio XI (Achille
Ratti) aveva deciso di rompere nettamente con fascismo e nazismo
con un discorso di forte denuncia del pericolo totalitario e
aveva in preparazione un'enciclica per condannare
l'antisemitismo. Fu la curia vaticana (e in particolare il
cardinale Eugenio Pacelli, suo segretario di Stato e futuro
successore al soglio pontificio col nome di Pio XII) a impedire
che le parole di Pio XI divenissero pubbliche.
L'importante scoperta storiografica, suffragata da documenti
dell'archivio segreto vaticano finora inediti, è stata pubblicata
oggi dal "Sole 24 Ore Domenica" con un articolo della storica e
vaticanista Emma Fattorini. La studiosa ha potuto accedere ai
documenti e i risultati dei suoi studi saranno pubblicati questa
settimana in un libro intitolato Pio XI, Hitler e Mussolini. La
solitudine di un papa (Einaudi).
Secondo l'anticipazione fornita dal "Sole 24 Ore Domenica", Pio
XI poco prima di morire manifestò un acuto rifiuto dei
totalitarismi. E qualche notte prima della sua morte (10 febbraio
1939) scrisse a matita, nonostante la malattia, un durissimo
discorso che avrebbe dovuto pronunciare all'imminente adunanza
dei vescovi. Dalla documentazione emersa dagli archivi segreti
risulta chiaro che fu il cardinale Pacelli a vietare la
pubblicazione del discorso. "Il fatto che Pacelli ne chieda
l'accantonamento - scrive la Fattorini - è un segnale chiarissimo
del suo dissenso da una linea di rottura. Scelta che non tarderà
a rimarcare, appena eletto papa, nel colloquio con i vescovi
tedeschi convocati a Roma per il conclave".
La mancata divulgazione dell'enciclica prima e dell'ultimo
discorso di Pio XI poi per la Chiesa di Roma - scrive ancora sul
"Sole 24 Ore Domenica" lo storico del fascismo Emilio Gentile -
sarebbe la dimostrazione di aver "perso così l'occasione di far
sentire alta e forte la sua voce di condanna del totalitarismo
fascista e nazista, quando era forse possibile, con tale
condanna, influire sul corso degli eventi che precipitava verso
la guerra".