25 MAG 2009
##Eritrea/ Ifad avvia produzione biogas,'combustibile dei poveri'
Da letame si ricava gas per cucinare, elettricità e fertilizzante
Roma, 25 mag. (Apcom) - Lo hanno già ribattezzato 'il combustile
dei poveri', perchè il progetto pilota per la produzione di
biogas, avviato in Eritra dal Fondo internazionale per lo
sviluppo agricolo (Ifad), riesce a garantire gas, elettricità e
fertilizzante agli agricoltori che vivono nelle zone più povere
del mondo, senza danneggiare l'ambiente, e potrebbe presto essere
esteso ad altri Paesi dell'Africa sub-sahariana.
"Si tratta di un progetto pilota, non è ancora stato diffuso su
larga scala, e al momento vede coinvolte solo poche famiglie -
precisa la responsabile Ifad per l'Eritrea, Abla Benhammouche, in
un'intervista ad Apcom - abbiamo iniziato con una famiglia a Gash
Barka (regione nord-occidentale, pari a quasi un terzo del Paese)
e stiamo monitorando il progetto, per capire se funziona o meno.
Al momento i risultati sono positivi e quest'anno cercheremo di
coinvolgere molte più famiglie".
In Eritrea, il biogas viene prodotto dal letame animale e
fornisce gas per cucinare, elettricità e fertizzante da usare per
i campi. Una delle persone coinvolte dal progetto, Tekie Mekerka,
descrive entusiasta i risultati ottenuti finora: "Ogni giorno
raccolgo tre carriole di letame delle mucche e lo mescolo ad
acqua. La mistura viene poi inviata nei fermentatori, scavati e
resi ermetici con cemento e calcestruzzo". Il gas prodotto è al
65% metano, che viene poi raccolto in un serbatoio e convogliato
direttamente nella cucina di Mekerka. "Grazie al gas che viene
prodotto - continua Mekerka - non dobbiamo più andare a
raccogliere la legna, la cucina non è più invasa dal fumo e i
bambini possono studiare anche con il buio perchè abbiamo
l'elettricità. Il letame che rimane viene poi usato come
fertilizzante. Questo è stato veramente grandioso, perchè ha
permesso alla famiglia di avere un orto".
Le famiglie coinvolte nel progetto pilota hanno anche accettato
di mostrare ad altre famiglie di allevatori come funziona il
sistema di produzione di biogas per convincerle ad aderire
all'iniziativa. "Prima di aderire, le persone devono vedere come
funziona questo sistema - ha sottolineato Benhammouche - per
questo abbiamo chiesto alle famiglie coinvolte nel progetto
pilota di diventare anche 'le famiglie che mostrano come
funziona', ossia di accogliere nelle loro case gli altri
allevatori e di far vedere loro quale genere di aiuto ricevono da
questo tipo di tecnologia. Le famiglie già coinvolte fungono come
una sorta di 'vetrina'. Al momento abbiamo avuto riscontri
positivi".
Alla domanda se siano sorti problemi nel lancio di questo
progetto, la responsabile dell'agenzia Onu ha risposto:
"L'ostacolo che dobbiamo affrontare in Eritrea è l'atteggiamento
mentale delle persone, perchè gli allevatori sono abituati a
raccogliere il letame e bruciarlo. Noi invece diciamo loro di non
farlo, di raccoglierlo, di versarlo in un serbatoio, quindi di
aggiungere acqua per dare il via al processo di fermentazione da
cui deriva il gas, da usare per cucinare, ma anche per avere
luce, in una zona dove non c'è elettricità. Gli agricoltori
possono poi usare il residuo di questo processo, che chiamiamo
'digestione', come fertilizzante. Dobbiamo quindi insegnare loro
come funziona l'intero processo e il modo migliore è quello di
mostrarglielo applicato da altri agricoltori. Perchè noi possiamo
anche parlare molto, ma gli agricoltori hanno bisogno di vedere".
Benhammouche sottolinea quindi che "viene tutto prodotto
localmente, non importiamo niente" e che "non è il personale Ifad
ad attuare questo progetto, ma il governo eritreo, in particolare
il ministero dell'Agricoltura di Asmara". Il costo è "di circa
5.000 dollari a unità", aggiunge, e al momento tutte le spese
sono coperte dalla sola Ifad.
La responsabile Ifad ci tiene però a precisare che il progetto
per la produzione di biogas rientra in un "approccio olistico"
adottato dall'agenzia Onu, il cui mandato è ridurre la povertà.
"La nostra priorità rimane sempre la sicurezza alimentare,
sostenendo il settore agricolo. Cerchiamo quindi di garantire la
sicurezza alimentare, favorendo parallelamente lo sviluppo di
unità per la produzione del biogas, che riduce l'impatto
sull'ambiente e aiuta le donne. Perchè con il gas le donne non
devono andare a cercare la legna, così le bambine possono andare
a scuola e le donne possono dedicarsi ad altre attività".
"Questo progetto è un passo avanti importante nella ricerca di
fonti alternative di energia - conclude Benhammouche - stiamo
anche pensando a come sfruttare il vento. L'Ifad intende infatti
portare avanti il suo mandato per la sicurezza alimentare
incrementando anche lo sviluppo di fonti di energia alternative.
Però vogliamo che siano le comunità locali a interessarsene e
chiedere di applicarle. Noi lavoriamo con le comunità locali,
accogliamo le loro richieste, senza imporre nulla".